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Disclaimer : Non possiedo né Alex né Claudio, né tanto meno la signora Roberta (con cui mi scuso per averla tirata in mezzo a questa storia). Le vicende narrate sono completamente frutto della mia fantasia.
Pairing : Alessandro Del Piero/Claudio Marchisio


A te che te ne vai, e diventi un’ossessione.

{ Gianna Nannini | Sogno }

Quando Roberta si mette a letto, Claudio ce la mette tutta per sembrare addormentato. Si concentra sul fruscio delle foglie che arriva dalla finestra aperta, pur di fingere di non accorgersi del braccio che gli si appoggia sul torace, della mano che gli accarezza lenta la clavicola, della gamba che si sistema lasciva sulla sua, della coscia che lo sfiora all’altezza di quell’organo che nessun calciatore dimentica mai di proteggere quando si trova ad essere scelto per formare una barriera.

Eccoli, i ricordi.

Le palpebre serrate favoriscono il fiorire delle memorie, e allora ecco che si rivede in campo, con il cuore che batte forte, a guardare una punizione di Alex volare alta oltre la barriera, oltre quattro o cinque ragazzi grandi e grossi che si coprono le parti basse come se nascondessero un tesoro.

Claudio vorrebbe essere in grado di produrre una barriera efficace contro gli assalti di Roberta, che qualche notte fa gli ha fatto notare che sono passati sei mesi dalla nascita di Leonardo1, e il periodo d’astinenza consigliato dal ginecologo si è esaurito da un bel po’. Un modo educato per dirmi che dovrei scoparla, ha pensato Claudio, glissando sulla questione e lamentando un leggero malessere. In qualche modo è riuscito a salvarsi per quasi una settimana, ma in questo momento si rende conto che non può continuare a rimandare senza rendere Roberta più che sospettosa.

E poi quel gran bastardo, rovina di uomini più in gamba di lui, proprio in questo momento ha deciso di dire la sua e far sentire la sua presenza. Cristo santo, dovevi proprio diventarmi duro adesso?

“Amore, sei sveglio?” gli sussurra lei all’orecchio, mentre con la mano segue un percorso immaginario che dalla clavicola la traghetta fino al bordo delle mutande, che supera senza fatica.

La mano di sua moglie, calda e malandrina, si ferma sullo strumento che ha aiutato a generare le due meraviglie che dormono nella stanza accanto. Ormai non si può più nascondere l’evidenza. “Adesso sì” le risponde, aprendo gli occhi e fingendo uno sbadiglio, come se davvero si fosse appena svegliato.

“Mi manchi, amore” gli sussurra ancora lei, abbassando la testa per baciargli il petto. “Mi manchi tanto” aggiunge, muovendo un po’ la mano per intensificare la reazione. Senza aspettare che lui risponda, sfila via la mano e si sistema a cavalcioni su di lui, piazzandosi proprio sopra di lui.

“Magari poi svegliamo i bambini” obietta lui, cercando di non pensare a quanto sarebbe eccitante averla addosso in una situazione normale, se lei fosse davvero la sua anima gemella, se nel cuore avesse soltanto lei.

Roberta non demorde. Si abbassa su di lui per baciarlo, e nel farlo scivola avanti con il bacino, costringendolo ad un gemito che di indifferente ha ben poco. “Non si svegliano, se facciamo piano” gli sussurra in tono decisamente sensuale. Gli bacia il mento, poi scende sul collo, tracciando piccoli cerchi con la lingua.

Claudio non può più resistere. Non ha preparato in tempo la barriera, il calcio di punizione è passato oltre, ha gonfiato la rete nel boato di un goal, e ora gli tocca pagarne lo scotto. Si tira a sedere di scatto, passandole le braccia dietro la schiena per tenerla ferma, a contatto con il proprio bacino. Dio, non ho nemmeno bisogno di altri preliminari, pensa, accorgendosi di essere già eccitato quanto basta per proseguire.

Vince le deboli resistenze di Roberta – Le barriere inefficaci sono un vizio di coppia, a quanto pare – e la fa stendere sul materasso, infilando subito le mani sotto la camicia da notte per sfilarle le mutande. Non è da lui fare le cose così, senza un po’ di romanticismo, senza un minimo di atmosfera, ma sente che farlo in qualunque altro modo sarebbe sbagliato – sarebbe un po’ tradire Alex, e lui non se la sente.

“Aspetta, accendo la luce” dice Roberta, allungando una mano verso il comodino.

“No, lasciala spenta” la corregge subito.

“Ma a te è sempre piaciuta accesa” gli fa notare.

“Va beh, stavolta cambiamo” taglia corto lui. La verità è che con la luce spenta gli sembra di potersi prendere meglio in giro, di potersi mentire meglio, perché senza l’ausilio della luce può facilmente confondere il corpo che gli sta sotto in questo momento con quello che ne ha preso il posto tante volte – con quello che vorrebbe adesso, ogni notte.

Roberta accetta quella risposta senza protestare e allunga le mani per sfilargli la biancheria, ma lo trova già nudo. Quella velocità – che sembra quasi fretta – non sembra appartenergli, ma lei non si pone altre domande: negli ultimi tempi sono cambiate tante cose, è normale che possa essere cambiato anche il suo modo di relazionarsi. Trattiene il fiato quando lui le entra dentro all’improvviso, sottolineando lo sforzo con un brontolio. All’inizio fatica a trovare il ritmo, le prime spinte le procurano più fastidio che piacere, ma un paio di minuti più tardi sembra ritrovare la sintonia con il marito.

Claudio si muove a ritmo, in modo quasi meccanico, con gli occhi chiusi per non rischiare di perdere la concentrazione. Non era così, con lui, pensa con tristezza, quasi sul punto di piangere. Con Alex era tutto diverso: si muovevano lenti, quasi alla moviola, e alla fine non c’era un centimetro di pelle che non fosse stato baciato o accarezzato. E poi, cosa più importante, non smettevano un istante di guardarsi. Era un continuo gioco di sguardi, perché a Claudio piace tenere tutto sotto controllo. E infatti, prima di Alex, ogni volta che faceva l’amore con Roberta teneva gli occhi aperti per tutto il tempo, senza quasi sbattere le palpebre. È da Alex in poi che le cose sono cambiate, pensa continuando a muoversi ad occhi chiusi sopra la moglie, aggrappandosi con una mano alla spalliera per assicurarsi un appoggio.

Roberta gli allaccia le gambe dietro la schiena, chiudendo gli occhi e rovesciando la testa all’indietro. Non le sta dedicando tutta l’attenzione che era abituato a darle, eppure lei sta comunque raggiungendo la soddisfazione personale. Nonostante sia stata lei a suggerire di fare piano, quando viene lo fa a voce alta, interrompendo il sonno di Leonardo, ancora troppo leggero.

Claudio non si oppone quando lei gli fa capire di dover correre dal bambino prima che svegli anche Davide2, e senza dire una parola scivola lontano da lei. Aspetta di vederla correre nell’altra stanza, poi si alza e raggiunge il bagno. Si chiude la porta alle spalle, e finalmente solo e libero finisce ciò che di malavoglia ha cominciato: appoggia l’avambraccio alla parete e chiude gli occhi, immaginando che a toccarlo siano le mani di Alex, che così tante volte l’hanno fatto sentire completo, come se mai nessuno l’avesse amato.

Sta giusto pensando a come sarebbe tornare di là e nel letto che divide con la moglie trovarci invece Alex, quando sente arrivare il momento: ogni muscolo si irrigidisce, il sangue viene pompato con più forza dal cuore, il fiato manca per un istante, e l’orgasmo è completo.

Resta immobile, con la fronte appoggiata all’avambraccio e gli occhi chiusi – li tiene stretti per comprimere le lacrime, perché se li riaprisse di sicuro piangerebbe come una ragazzina innamorata. Perché in fondo lo è – è pazzamente innamorato di Alex.

A migliaia di chilometri di distanza, Alex avverte un fastidio all’orecchio – come un fischio, come se qualcuno stesse parlando di lui. Subito non ci fa molto caso: è abituato al fatto che la gente parli di lui – solo che, ci pensa soltanto più tardi, la gente parla sempre di lui, ma a lui le orecchie non fischiano sempre. Un compagno di squadra gli chiede “Tutto bene?” con aria preoccupata: forse sta prendendo la cosa troppo seriamente, forse è stato soltanto uno sbalzo di pressione a provocargli quel fastidio. In fondo, gli succede tutte le volte che fa a fare una gita in montagna con Sonia e i bambini.

Sta giusto per rispondere alla domanda, quando il display del cellulare si illumina per l’arrivo di un sms. Mittente: Claudio, legge Alex concentrato. Sorride al compagno di squadra, mentre clicca sull’icona e legge il messaggio. Se volevi che smettessi di pensarti, dovevi andare su Plutone. Lì sei ancora troppo vicino.

“Sì, tutto bene” risponde finalmente Alex, riponendo il cellulare nella tasca. “Tutto sommato, va tutto bene” aggiunge con un sospiro.

1 Leonardo è nato il 12 marzo 2012, dunque la ‘storia’ (*grasse risate da parte del pubblico*) si svolge a settembre.

2 Davide, primogenito di Claudio, è nato il 31 agosto 2009.

[RPS | Delpisio] Destinati a perdersi


Titolo - Destinati a perdersi
Pairing - Alessandro Del Piero / Claudio Marchisio


Destinati a perdersi in spazi troppo piccoli,

in pezzi che non puoi riappiccicare…

{ Negrita | Destinati a perdersi }

“Ancora non ci credo che te ne vai.”

È la primavera più fredda di sempre, da quando quella notizia è stata resa ufficiale. È difficile credere ad una cosa simile. Claudio non potrebbe essere più sconvolto nemmeno se gli avessero raccontato di una nuova stirpe di asini a reazione che volteggia sopra il Piemonte. A chi interessano gli asini volanti, quando davanti ai suoi occhi Alessandro sta svuotando il suo armadietto, preparandosi a lasciarlo per sempre?

“Sai, io… continuo a sperare che sia soltanto un sogno. Continuo a sperare che… che aprirò gli occhi, domani mattina, e scoprirò che non ci stai mollando.”

A quella parola, l’intero corpo di Alessandro diventa un fascio di nervi. Non gli piace quella parola, e non gli va che la gente creda che sta mollando quella che per diciotto anni è stata casa sua. “Io non sto mollando nessuno. Il mio tempo qui è finito, lo sappiamo tutti.” Rilassa i muscoli, distende le spalle e riprende ciò che stava facendo. “Sei troppo giovane per capire.”

Questa volta è Claudio a contrarre i muscoli, innervosito. Non gli piace essere definito così, anche se è vero, è molto più giovane di Alessandro e non ha ancora tutta la sua esperienza. Non gli va che la gente pensi che non è in grado di cavarsela da solo. “Non sono un bambino.”

“Questo lo so. Ne ho tre, e tu non somigli a nessuno di loro.”

“E allora perché mi tratti come se lo fossi?”

“Non ti tratto come un bambino, Claudio. Ho solo detto che sei troppo giovane per…”

“Troppo giovane, troppo giovane!” lo interrompe l’altro, alzandosi in piedi e gesticolando in preda alla rabbia. “Dite tutti così, che sono troppo giovane! Troppo giovane per fare questo, troppo giovane per fare quello, troppo giovane per…”

“Ehi, calmo” sussurra Alessandro, afferrandogli i polsi con le mani e riportandolo alla calma, convincendolo a sedersi di nuovo. “Volevo solo dire che quando avrai la mia età, capirai come ci si sente a… vorrei che ci fosse ancora posto per me qui, Claudio. Però non c’è. Ho dato il massimo. È arrivato il tempo di lasciare spazio a chi dice che di tempo e spazio non ne ho dato mai1. È meglio così, dammi retta. È meglio per tutti.”

Gli occhi di Claudio si fanno ancora più azzurri, resi lucidi dalle lacrime che non riesce a versare nemmeno ai funerali. Meglio per tutti? Meglio per me, no di sicuro. Distoglie lo sguardo da quello di Alessandro, troppo maturo e diretto da sopportare. Tira su col naso, così come fanno tutti i bambini del mondo quando non vogliono piangere – come fanno anche i suoi, come fanno quelli di Alessandro. Tira su col naso e distoglie lo sguardo, perché se guardasse ancora per un solo istante dritto negli occhi di Alex, non riuscirebbe a mantenere il controllo di sé ancora a lungo.

Lo sente trafficare ancora con l’armadietto, chiudere la zip del borsone e bloccare il lucchetto. Non c’è più nulla che trattenga Alessandro lì con lui, in quello spogliatoio piccolo, scuro e soffocante. Nulla lo trattiene più – né un contratto, né un sentimento.

“Non me ne vado  in capo al mondo, Claudio.”

“Invece sì” risponde Claudio in un sussurro, trovando finalmente il coraggio di alzare la testa, e sulla guancia che da tempo non tiene più rasata, ma sempre un po’ incolta – come lui, che è stato il suo modello in tante e tante cose –, sta scivolando lenta una lacrima.

“È soltanto una nuova parte della mia vita.”

E io la odio, perché non mi comprende.

“Doveva succedere, prima o poi.”

Non così presto, però.

“Io… devo andare, Claudio. Devo andare a prendere Tobias a scuola.”

Claudio inspira forte, gonfiando il petto e trattenendo il resto delle lacrime. Si alza in piedi, ricordandosi che sì, Alessandro ha una famiglia, e che una moglie e dei figli li ha anche lui, e che stasera lo aspetteranno a casa, come tutte le sere, e come tutte le sere crederanno di essere l’unico amore della sua vita. “Ma certo. Non… non posso certo monopolizzarti così.” Tenta un sorriso, ma tutto ciò che riesce a mostrare è una strana smorfia che gli attraversa il viso triste come una ferita dolorosa.

La mano di Alessandro sale a sfiorargli lo zigomo, delicata come quando sfiora la testa di Sonia o dei bambini. “Non vado in capo al mondo, Claudio” ripete, sempre con lo stesso tono dolce che impiega quando deve spiegare qualcosa di complicato ai suoi figli.

“E allora perché mi sento come se fosse proprio così?”

Alessandro non sa più che dire: quell’arrivederci è più complicato di quanto avesse immaginato. Forse non esiste la parola ‘arrivederci’, per certi amori. Forse certe storie possono concludersi soltanto con un addio. Abbraccia Claudio con tutta la forza di cui è capace, sperando che i gesti possano spiegare quello che le parole potrebbero soltanto ingarbugliare. “Non sparisco, Claudio. In qualche modo, io… sarò sempre con te. Ricordatelo, va bene? Saremo sempre insieme.”

Quando Alessandro esce, con il borsone issato su una spalla e il solito sorriso stampato in volto, come se niente fosse mai successo, come se Claudio non lo avesse praticamente implorato di restare, lo spogliatoio si fa ancora più scuro, ancora più silenzioso, come se uscendo l’uomo si fosse portato via tutta la felicità del mondo.

Quando l’eco dei suoi passi si è spenta lungo il corridoio, una nuova eco la sostituisce: è rumorosa e metallica, e vibra ancora sullo sportello dell’armadietto di Alessandro. Claudio crolla di nuovo seduto sulla panchina, piangendo come un bambino, stringendosi forte il pugno dolorante contro il petto.

Si sono persi, per sempre.

1 “È arrivato il tempo di lasciare spazio a chi dice che di tempo e spazio non ne ho dato mai.” | Sì, è un verso preso pari pari dalla canzone Come foglie di Malika Ayane.

Inauguro oggi il mio LiveJournal, senza sapere bene per che cosa lo utilizzerò. Oh, beh, qualcosa inventerò...
Per adesso, mi limito
a dare una minima spiegazione per quanto riguarda il nome di questo LJ: "Supposed former infatuation junkie", ovvero "Presunto ex-drogato d'infatuazione", è il titolo del quarto album (1998) della cantautrice canadese Alanis Morissette, una delle mie artiste preferite. Ho scelto questo titolo non perché sia il mio album preferito (se devo essere sincera, il mio preferito è "Under Rug Swept", del 2002), ma per quello che per me rappresenta il titolo, ovvero la volontà di smetterla di far dipendere la mia serenità da cose instabili come le infatuazioni amorose ^^

...come primo post, direi che fa schifo potevo trovare di meglio, ma va beh.
Un saluto a chiunque passerà di qui =)
Intanto, lascio il link al mio profilo su EFP, se qualcuno avesse voglia di dare un'occhiata: http://efpfanfic.net/viewuser.php?uid=98042.